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DAD: innovazione o complicazione?

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Studente al computer

La rapida e spietata diffusione del COVID-19 ha portato la comunità internazionale ad uno stravolgimento della normalità. Questo drastico cambiamento ha colpito gli ambiti più variegati, costringendo i Paesi a reinventarsi. Purtroppo, ciò ha anche contribuito a evidenziare fortemente le disuguaglianze e le distanze sociali che una crisi di simile entità può creare.

In Italia, la pandemia ha avuto un notevole impatto, propagandosi in ogni ambito, da quello sanitario, al lavorativo, al sociale, alla scuola. Lo scopo di questo articolo è di analizzare quali siano stati i maggiori disagi causati dal COVID nell’introdurre la Didattica a Distanza (DAD) per reinventare la vita accademica e le sue consuetudini.

Durante il mese di marzo, la situazione appariva piuttosto confusa. Ad eccezione di alcune facoltà universitarie e scuole perlopiù private, la maggior parte del settore ha dovuto attendere qualche settimana per potersi attrezzare e partire con la didattica da remoto. Quando si parla di DAD, si copre un settore vastissimo. Infatti, non parliamo solo di scuole primarie e secondarie, ma anche di asili, scuole materne, studenti con disabilità e studenti con difficoltà economiche. 

Insieme alla scuola, anche queste persone si sono dovute adattare al fine di poter ricevere, direttamente nelle proprie case, l’istruzione alla quale hanno diritto. 

Per i più piccoli, c’è stato poco da fare. La pandemia li ha privati del gioco, della spensieratezza della loro giovane età, portando i genitori ad assumere i ruoli di animatori e inventori di giochi e passatempi, pur di colmare il vuoto lasciato dall’impossibilità di riunirsi con insegnanti e compagni. Tutto questo, però, è stato possibile solo nel caso in cui i genitori non dovessero lavorare o avessero accesso a indennità per poter dedicare una considerevole quantità di tempo ai figli. In altri casi, ove i genitori fossero oberati dallo start working, la situazione è stata di certo più critica. 

Nelle scuole primarie, secondarie, e nelle università, le innovazioni digitali sono state fondamentali. Il boom di piattaforme quali Google Classroom, Zoom, Webex, Microsoft Teams e tante altre ha permesso di ridurre sensibilmente i disagi causati dalla pandemia. Anche in questo caso, ci sono state categorie che non hanno potuto accedere a tali servizi: studenti e docenti provenienti da famiglie a basso reddito o residenti in aree poco coperte dalla connessione internet, di fatto, hanno riscontrato serie difficoltà nell’accesso alla DAD. Un ulteriore problema è stato costituito dalla mancanza, nelle abitazioni, di postazioni appropriate per lo svolgimento dell’attività didattica, provocando un incremento dei problemi legati alla vista e alla postura di studenti e insegnanti.

Inoltre, il corpo docenti si è spesso trovato disorientato e impreparato alla gestione delle varie circostanze presentatesi, in quanto direttive e normative scarseggiavano. Ciò nonostante, nei mesi di giugno e luglio, lo svolgimento degli esami di maturità tramite le cosiddette “prove rapide” è stato visto come segno del raggiungimento di una certa dimestichezza ed efficienza nel settore, nonostante le numerose difficoltà riscontrate. 

Tuttavia, tale precarietà poteva essere giustificata dalla straordinarietà del fenomeno appena presentatosi. Qualora la situazione si fosse protratta, però, l’istruzione avrebbe necessitato urgentemente di nuove norme, regolamentazioni, corsi di aggiornamento per i docenti, e rimodulazioni e aiuti per chi non poteva stare al passo. Ebbene, purtroppo, la situazione si è effettivamente protratta. A partire dai primi giorni dell’emergenza, il Governo italiano aveva iniziato a mettere in atto il Decreto Ristori, piano che prevede lo stanziamento di 85 milioni di euro destinati ad aiutare il settore scolastico nel risolvere le criticità sopra menzionate. Durante l’estate, poi, cinque di questi sono stati utilizzati per la formazione di 575 mila professori distribuiti sull’intero territorio nazionale; questi supporti hanno tentato di velocizzare il processo di digitalizzazione delle scuole partendo, in alcuni casi, da zero. Infatti, nonostante la diffusione delle Lavagne Interattive Multimediali (LIM) e registri elettronici a partire dal 2015, gran parte del corpo docenti non era ancora in grado di svolgere una didattica totalmente virtuale, vale a dire condividere contenuti, monitorare il lavoro svolto dagli studenti, e coinvolgerli. A tal proposito, le regioni più colpite sono state quelle del Meridione; infatti, la maggior parte di queste non avevano ancora avuto accesso ai dispositivi digitali di base precedentemente citati.

Tornando al Decreto, 1.2 milioni sono stati messi a disposizione degli studenti per l’acquisto di dispositivi elettronici e connessioni internet stabili. Inizialmente, poi, il Ministro dell’Istruzione Azzolina aveva anche promosso fermamente la necessità di acquistare banchi singoli per gli studenti per poter garantire il distanziamento sociale al momento del rientro presso gli istituti. Tuttavia, secondo i calcoli stimati, il costo complessivo di una simile opera avrebbe superato i 2 miliardi di euro, sforando abbondantemente i fondi stanziati dal Governo. 

Dopo un rientro a settembre piuttosto atipico, il tentativo di riprendere le normali abitudini ha, purtroppo, contribuito ad una risalita dei contagi, concretizzatasi in una seconda ondata di pandemia e, conseguentemente, ad un ulteriore periodo di DAD.

Giunti a questo punto dell’articolo, cerchiamo di capire quanto gli studenti possano ricavare da questa esperienza, quali siano le sue maggiori criticità.

Innanzitutto, l’età scolastica (6-19 anni) è caratterizzata da interazione, scambio. Coloro che sono meno motivati sotto il profilo accademico possono comunque essere stimolati tramite la scuola, diminuendo le probabilità di smarrimento e di perseveranza di tale negligenza. Inoltre, non si può ignorare l’importante tema della socialità, fondamentale in questa fase della crescita e difficile da favorire attraverso i nuovi metodi di insegnamento.

Difatti, la DAD, per ora, non sembra avere questa capacità; tuttavia, non è colpa di nessuno: semplicemente ci sono ambiti ancora molto difficili da replicare interamente tramite lo schermo di un computer. In particolare, gli studenti delle scuole medie e superiori vivono un’età insolita, piena di desiderio di emancipazione e libertà. Non sono ancora pienamente responsabili, non hanno chiaro cosa vorranno fare dopo la scuola, rischiando, perciò, di perdersi. In questa fase, gran parte degli adolescenti, dal più al meno meritevole in ambito accademico, vede la scuola con ostilità, per cui il passaggio alla DAD ha rappresentato, per molti, una boccata d’aria, una possibilità per infrangere le regole e prendersi i propri spazi, senza incorrere in sanzioni troppo gravi. Durante le lezioni online, spegnere microfono e telecamera rappresenta una sorta di modalità “stand-by”, di isolamento volontario non regolato da nessuna norma. “Marinare la scuola” è diventato più semplice, potendosi giustificare tramite gli ormai celebri “problemi di connessione”, il che priva i docenti della possibilità di controbattere. In più, le attività di alternanza scuola-lavoro sono state sospese o modificate, incentrandosi sul digitale; quest’ultima caratteristica potrebbe, in alcuni ambiti, ledere l’efficienza e gli stimoli prodotti dalle attività extrascolastiche. Pertanto, le considerazioni fatte finora ci pongono davanti ai due risultati che la DAD potrebbe produrre: studenti che ne approfittano per poter sfuggire alle loro responsabilità, e altri che se ne servono per avere un legame più diretto con i docenti e maggior tempo a disposizione per studiare e approfondire. 

A tal proposito, il mondo universitario ha risposto perlopiù positivamente a questo cambiamento. In questo contesto, infatti, gli studenti affrontano, solitamente, un maggior carico di studio rispetto alle scuole superiori, talvolta anche appesantito da significativi spostamenti e dalla necessità di conciliare il tutto con un possibile lavoro o tirocinio. La DAD ha, quindi, concesso agli studenti universitari una maggior quantità di tempo giornaliero da dedicare allo studio individuale e allo svolgimento di praticantati online, il che ci dimostra come questi nuovi metodi possano produrre anche risultati positivi; il tutto dipende dall’uso che ne viene fatto. 

I maggiori aspetti critici del sistema della Didattica a Distanza sono stati accentuati dal carattere obsoleto che, purtroppo, il mondo dell’istruzione italiana ancora presenta. Inoltre, l’ampliamento delle distanze sociali causate dalle conseguenze della pandemia resta un problema estremamente attuale e diffuso. 

D’altra parte, un utilizzo efficace della DAD potrebbe rappresentare un trampolino di lancio per progresso e modernizzazione. La corretta formazione dei docenti potrebbe abbattere le barriere del metodo didattico frontale, e ciò porterebbe ad una maggiore partecipazione e interesse degli studenti, ad esempio tramite i mezzi digitali, quali presentazioni, forum e ricerche. L’applicazione di un simile metodo, poi, potrebbe preparare più efficacemente gli studenti all’ambito universitario e lavorativo. A tal proposito, una didattica più interattiva potrebbe stimolare la curiosità degli alunni, portandoli ad essere più diligenti e partecipativi durante le lezioni e le attività di ASL.

Ad esempio l’associazione cultrale european people si è prodigata sin da subito nell’adozione di progetti validi per l’alternanza scuola lavoro in forma del tutto digitale, tramite gli strumenti telematici in voga al momento.

Infine, per rendere tutto questo possibile, servono fondi ben indirizzati, innovazione e parità di opportunità per gli studenti. Tutto ciò ci dimostra che questa drammatica crisi potrebbe potenzialmente portare a dei risvolti positivi in termini di digitalizzazione e omogeneizzazione. Abbiamo gli strumenti per rendere tutto questo possibile e formare una futura classe dirigente proattiva e coinvolta; dunque, abbiamo la responsabilità morale di usufruire correttamente dei mezzi che ci vengono forniti per risollevarci e realizzare un futuro migliore.

 

Fonti: 

 

 

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