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Intervista a Marco Parroccini – Presidente di European People

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L'On. Tajani con gli studenti del progetto IMEP

Oggi abbiamo voluto intervistare Marco Parroccini, il nostro presidente, per capire cosa lo spinge a portare avanti il progetto European People.

Come nasce e cosa ti spinge a portare avanti il progetto European People?

Il progetto nasce con la volontà di avvicinare i giovani alle istituzioni europee e di sensibilizzarli ai valori civili, sociali e democratici dell’Unione Europea. Ormai bisogna riconoscere l’importanza che la dimensione europea sta acquisendo, soprattutto per i giovani e per coloro che vogliono approcciare il mondo del lavoro da una prospettiva più ampia di quella locale. Senza conoscere bene l’Europa e i meccanismi che la comandano d’altronde, è complicato venire a conoscenza di tutte le possibilità e le opportunità che mette a disposizione. Ed European People nasce proprio per permettere a tutti di sfruttare queste opportunità al meglio.

Le competenze trasversali sono importanti per uno studente?

Più che importanti direi che ormai sono una condizione sine qua non, indispensabili appunto se si hanno delle aspettative nel mondo del lavoro. A parità di conoscenza, quello che infatti fa la differenza sono le abilità che sviluppi soltanto quando metti in pratica la teoria. È per questo che nei nostri progetti portiamo avanti un metodo learning by doing. Ed è per questo IMEP da la possibilità agli studenti, nell’ambito di una simulazione del Parlamento Europeo, di sviluppare le cosiddette soft skill – che raramente potrebbero sviluppare altrove.

La presenza dell’Unione Europea come istituzione è sempre più tangibile. Quale pensi sia il suo futuro?

È veramente complicato fare delle previsioni riguardo ad un argomento che si sviluppa in modo così ampio e dinamico. Per ora, mi limito a dire che per come sono impostate le politiche europee ad oggi – e quindi per l’enorme pressione che esercitano sulle politiche nazionali – un futuro senza una grossa influenza nelle scelte che vengono prese a livello sovranazionale è impensabile per le nuove generazioni. Non avere una conoscenza approfondita di queste dinamiche rappresenterà un gap per i giovani, che dovranno interfacciarsi sempre di più con le politiche europee soprattutto nel mondo del lavoro.

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