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Ondate di calore e cambiamenti climatici: coincidenze?

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L’ondata di calore che si è abbattuta su tutta l’Europa ha fatto sorgere molti dubbi riguardo la sua correlazione con il cambiamento climatico. E i dubbi sono ben fondati.

Le ondate di calore in Europa

Una torrida ondata di calore ha colpito il continente europeo per la seconda volta da giugno, provocando record di temperature in paesi come Olanda, Francia e Germania. Questi ultimi due sono stati addirittura costretti a ridurre (o fermare) l’erogazione dei reattori nucleari a causa delle alte temperature raggiunte dall’acqua di raffreddamento.

Queste vampate, stagnatesi in Europa dal Nord Africa, sono durate circa quattro giorni muovendosi poi verso la Groenlandia, dove hanno causato lo scioglimento delle superfici ghiacciate in tempi record.

Il parere degli esperti

La World Weather Attribution (WWA), un’organizzazione che studia gli eventi climatici in relazione al riscaldamento globale, ha confermato che l’ondata di calore è stata resa così forte proprio dai cambiamenti climatici. Sebbene dinamiche del genere siano infatti naturali, è stato confermato che gli incessanti cambiamenti hanno reso il fenomeno fino a 10 volte più probabile.

Da un altro punto di vista inoltre, i ricercatori hanno affermato che l’ondata di calore è stata resa più calda di una percentuale che va dal 2 al 5 %. “Le ondate di calore stanno diventando sempre più regolari; ne abbiamo riscontrate due solo questa estate. E siamo solo a metà” ha affermato il Dr. Otto, membro e ricercatore climatico presso l’Università di Oxford.

Collaborando con ricercatori da tutto il mondo, la WWA utilizza simulazioni digitali per verificare l’impatto delle attività umane sul clima mondiale. Queste ultime riproducono l’emissione di milioni di tonnellate di gas a effetto serra nell’atmosfera e puntano a fornire al pubblico informazioni basate su analisi scientifiche per sfatare qualsiasi potenziale disinformazione.

Riguardo le recenti ondate di calore in Europa, il gruppo ha affermato che ogni fenomeno del genere, analizzato dal 2003 ad oggi, è stato influenzato dal cambiamento climatico – anche se la percentuale d’impatto varia in base al luogo, al periodo, all’intensità e ad altri fattori.

Infine, nonostante siano stati analizzati anche altri fenomeni come piene, siccità, ondate di freddo e piogge torrenziali; i fenomeni che risultano essere maggiormente influenzati dai cambiamenti climatici sono proprio le ondate di calore.

Ghiacciai a rischio

Il vero problema è sorto tuttavia quando il flusso di calore si è spostato a nord e ha colpito la Groenlandia. Sulla costa occidentale infatti, la capitale Nuuk ha registrato temperature di 13 gradi (circa il 30 % più alte rispetto al resto dell’anno) e il caldo, aumentato a dismisura, ha sciolto gran parte della superficie ghiacciata della Groenlandia. Analisi satellitari hanno inoltre confermato che lo scioglimento ha colpito 380 chilometri quadrati, equivalenti a quasi il 25% della superficie totale.

Nonostante i dati siano sconcertanti comunque, non stiamo neanche parlando dei picchi storici, raggiunti invece nel 2012 quando le alte temperature rimasero stabili per tutta l’estate, giungendo a sciogliere quasi tutta la superficie ghiacciata della Groenlandia. È inoltre bene tenere a mente che stiamo parlando di una calotta spessa due kilometri in alcuni punti e che, qualora dovesse sciogliersi, alzerebbe il livello del mare di 7 metri.

Le stime comunque variano e salgono di anno in anno e se non saranno presi provvedimenti seri a riguardo il problema potrebbe espandersi a dismisura. Il Momento sprona dunque tutti i lettori ad essere cittadini più responsabili verso l’ambiente. Perché la terra è una sola. E noi non vogliamo cambiarla.

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