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Cannabis Light: negozi a rischio dopo la sentenza della Cassazione

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La direttiva del ministro dell’Interno Matteo Salvini stabilisce la chiusura delle attività che vendono prodotti derivati dalla Cannabis Sativa light.

Dopo due anni dalla messa in commercio del prodotto, la Cassazione ha deciso di sospendere la vendita di Cannabis Light per le piccole percentuali di sostanze stupefacenti in esso presenti. I proprietari delle attività, già da oggi, possono subire il sequestro di tali prodotti in vendita e la denuncia da parte delle forze dell’ordine.

Un po’ di chiarezza

Il termine Cannabis Light include foglie, inflorescenze, oli e resine di una varietà di canapa la quale coltivazione è stata autorizzata da una direttiva europea nel 2016. Per essere indicata come tale, la percentuale di principio attivo di THC o tetraidrocannabinolo, ovvero il principio che ha effetti psico-fisici, non deve superare lo 0,6%. Per le percentuali di CBD invece, il principio che ha effetti benefici o cannabidiolo, non è stato prestabilito alcun limite. Entrambi i principi presentano effetti benefici; ma se la somministrazione del primo è considerata illegale, per la seconda non erano ancora state date direttive ufficiali.

Cannabis Terapeutica

A differenza della Cannabis Light, questa varietà è ottenuta da una pianta di canapa diversa che presenta alte percentuali di THC. La cannabis ad usi terapeutici è un farmaco a tutti gli effetti; e come tale può essere ottenuto solo dietro presentazione di ricetta medica nelle farmacie autorizzate. A differenza della Light, questo medicinale presenta aspetti terapeutici nell’alleviare dolore, nausea ed effetti della chemioterapia. Le percentuali di THC vanno dal 7 al 22 %.

La Direttiva

La direttiva del ministro Salvini stabilisce la cessazione della vendita di prodotti come foglie, inflorescenze, oli e resine ottenute dalla prima varietà di canapa (quella Light). Prodotti come caramelle, biscotti o lecca-lecca sono invece esclusi dal divieto di commercializzazione e potranno continuare ad essere venduti. I dettagli definitivi tuttavia, non sono ancora chiari. E solo la lettura della sentenza potrà togliere ogni dubbio ai circa 10.000 proprietari di tali attività in tutta Italia.

Un duro colpo

Secondo dati statistici dei consorzi, le attività coinvolte rappresenterebbero una porzione di mercato non indifferente: migliaia di aziende agricole oggi coltivano 4 mila ettari di canapa in Italia. Un mercato che solo nel 2018 è stato stimato per 150 milioni di euro.

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